Fauna informatica: la TETTALEBANA. — CAUTION! Parental Advisory Explicit Lyrics —

Pubblicato: 10 novembre 2010 da Ro Bianchin in Uncategorized
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Breastfeeding, allattamento, bambino

Tette. Tette. Tette.
Ok, l’ho scritto tre volte, perchè voglio rendere bene l’idea dell’argomento.
Sul mio vecchio blog, “No Fucking Mario”, ero perseguitata dalle tette.
A pera, a sfera, di giorno, di sera, le tette grandi, le tette piccole, le tette cadenti e le tette rifatte imperversavano tra i tag più cercati dai miei piccoli perversi lettori preadolescenti e un po’ mitomani.
Tette dappertutto, insomma.

Del resto, internet è sempre stato quel gran carnevale, quel tripudio di gioiose rotondità tanto esibite e decantate da ogni nerd pugnettaro che si rispetti. I peggiori le hanno pure stipate in copiose collezioni digitali. Cartelle e cartelle di tette.

Gli alternativi, hanno poi aggiunto le sottocartelle “CULI”, ma fan parte della minoranza.

Credevo di aver visto di tutto, nella mia vita. Perlomeno, non essendo vecchia quanto Matusalemme ma andandoci pericolosamente vicino, credevo di aver visto abbastanza stranezze e follìe degenerative nella razza umana da poterne stilare classifiche mensili senza uscire troppo da quel tipico realismo che mi ha sempre contraddistinto.
Credevo di aver visto parecchio, almeno. Invece no, non è così affatto.

Ignara, ho varcato la soglia pericolosa e indegna del mitico “FORUM DI MAMME RIUNITE PER PARLARE DI MATERNITA’ ed altre FACEZIE” brandendo la mia ferrea convizione secondo cui le tette (glorioso strumento di piacere sia maschile, sia neonatale, sia berlusconiano) sono presidio del bebè sino a quando non sia giunto il momento di inserire nella sua alimentazione cibo VERO.

Sino al punto chiamato SVEZZAMENTO, insomma.
Che – nello specifico – coincide quasi sempre col primo dentino, o perlomeno con la prima sterzata di bocca a favore della minestrina, del pane e salame, del rollè di tacchino o del kebab da asporto.

Invece no. Invece sbagliavo. Ho scoperto (a mio discapito!) che c’è tutto un mondo, dietro alle tette.
C’è un intero esercito! Schieramenti su schieramenti di mamme tettalebane pronte a battersi e a manifestare al mondo il loro IMPERATIVO desiderio di allattare.

Allattare in pubblico LIBERAMENTE, senza doversi rintanare in uno squallido cesso di autogrill o senza doversi coprire con una mantella di lana cotta al quindici di agosto solo perchè si allatta in metropolitana.

Ok.
A suo tempo, anche quella piattaforma cazzosissima di Facebook fece parecchio scalpore perchè bollò come inappropriate le immagini di mamme intente ad allattare i propri bambini. A suo tempo, mi inalberai anch’io contro la rigida ottica pseudo-puritana di una piattaforma sociale che si permetteva di bannare immagini di neonati attaccati al seno di mamma e, nello stesso tempo, di pubblicizzare nella colonna di destra orrori come “Scopri come allungare il tuo pene” o “Ti piacciono le ragazze disinibite?”.

Protestai anch’io, schierandomi accanto alle mamme tettalebane in questione e giudicando fortemente IPOCRITA questa manovra. Quello che non confessai a nessuna di loro, però, fu questo:

ERA PROPRIO NECESSARIO fotografarsi nel mentre di quell’atto dolcissimo, intimo e delicato come solo l’allattamento del proprio bambino può essere?
E – soprattutto – era proprio necessario mostrarlo all’intera schiera di “amici di facebook”?

Sembra invece che un nuovo movimento, una movimentazione di una nuova tettonica (scusate il gioco di parole, ma ca va sans dire) stia prendendo piede sempre di più: le mamme tettalebane, appunto, che non si vergognano di mostrare ai quattro venti le loro bisacce amorose e gridano all’orrido voyeur se più di un vecchietto si sofferma qualche secondo ad osservare l’oggetto incriminato.
Tutto questo quando si sta allattando un neonato di quattro settimane può anche trovare accoglimento.

Ma la mamma tettalebana, conscia del fatto che il latte materno sia l’alimento più sano, sicuro, equilibrato e nutriente del mondo per il suo bambino, non si ferma alle quattro settimane. Nè il suo coraggioso intento viene meno con il primo accenno di voglia di Big Mac da parte del pupo.
Nè, tantomeno, quando il pargoletto inizia a camminare e a prendere da sè le merendine dal frigo.
Nemmeno, poi, quando lo stesso cucciolo comincia le elementari.
La mamma tettalebana, forte del fatto che l’allattamento prolungato tiene lontano il cancro, favorisce il dimagrimento ed è salutare ed economico per la famiglia, protrarrebbe il tutto perlomeno fino al momento in cui il bebè sa operare con gli integrali e sta scegliendo le materie d’esame per la maturità.
Lo protrarrebbe fino a quel momento, se non ci fosse la mitica “Gita di Quinta a Praga” a obbligarla all’arresto della pratica.

L’ho sempre detto, che le gite scolastiche sono benedette, io.
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commenti
  1. Leather Rebel ha detto:

    Il fatto è che in genere la “Gita di Quinta” il “Pupo” serve per iniziare un altro tipo di pratica.. e le tette sono comunque parte integrante di questa LOL

  2. Leather Rebel ha detto:

    In pratica, tetta scaccia tetta.

  3. Ro Bianchin ha detto:

    Certo. La gita di quinta, con la quinta. 🙂 🙂 🙂

  4. Anika ha detto:

    Ma queste mamme si sono mai rese conto che, a forza di allattare i pupi anche quando ormai non era più necessario, si ritrovavano con le tette ad altezza ginocchia???

  5. motherbrave ha detto:

    “ERA PROPRIO NECESSARIO fotografarsi nel mentre di quell’atto dolcissimo, intimo e delicato come solo l’allattamento del proprio bambino può essere?” Fantastica.
    Condivido su tutta la linea. Ma attenta con le esternazioni: le tettalebane sono agguerritissime, e mordono più di un bassotto mannaro. Io ne porto ancora i segni.

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