Archivio per la categoria ‘Uncategorized’

Fossero solo gli sguardi.

Pubblicato: 22 dicembre 2010 da osteindelirio2010 in Uncategorized

Il problema è che poi ti s’insinuano nella mente e scavano, scavano. E poi si mettono lì, nascosti. Come quegli occhietti che ti osservano da dietro i cespugli.

E sono proprio quegli sguardi, voglio dire, quel tipo di sguardi. Quelli a cui sai che non puoi sottrarti a lungo.

Intanto tu vai avanti, fai finta di niente, cerchi di dimenticare. Magari passano, ma sì, anche otto anni.

Ma loro sono lì attenti, e quando passi di lì, perché prima o poi passerai di lì magari inseguendo qualche pensiero o qualche ricordo, ecco che spuntano fuori.

E sostenere quegli sguardi, quando sei solo nella selva oscura dei tuoi pensieri, non è facile.

Per quello andiamo sempre in giro con qualcuno, per avere un sostegno, una compagnia, ma soprattutto per avere la possibilità di guardare da un’altra parte.

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…e un po’ di sano shopping!

Pubblicato: 18 dicembre 2010 da Ro Bianchin in Uncategorized

Stanchi dei soliti regali?

Il vostro babbo ha una collezione di cinture & cravatte natalizie da far invidia a Bruno Vespa?

La mamma è un po’ stanca di ricevere Stelle di Natale e -più che altro- a casa sua pare si sia installata una serra in itinere?

Abbiate pena di queste povere persone e siate quantomeno originali!

Abbiamo scovato per voi qualche “chicca” dalla rete.

( Asciugamano “FACE” “BUTT” — perchè nella vita certe cose vanno rispettate)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

MENTINE “DEATH MINTS” : per i più anziani, quando si dice “indorare la pillola”…

“BABBO NATALE CAGA-MENTINE” — perchè ciò che per qualcuno è merda, per altri può essere cibo.

 

Un magnete che dimostra quanto pericolosi possano essere i fenomeni di massa come “Il Grande Fratello”.

 

Ciabatte SCOREGGIONE. Perchè al peggio non c’è mai limite. Nemmeno a Natale.

 

E molto, molto altro ancora su http://www.stupid.com

Un sito, un programma.

 

 

Credevo che niente avrebbe potuto scuotermi dal torpore di questo esilio auto-impostomi dall’esigenza di recuperare le forze post-produzione del mio libro.

Credevo, e ora invece mi ricredo! ^_^ Stamane mi è arrivato in email questo -graditissimo!- messaggio di cui vi pubblico un estratto:

Salve faccio parte del gruppo facebook. bassotti…e poi più nonchè sito web www.bassottiepoipiu.altervista.org
La nostra storia è un po’ lunghetta(…) Il motivo della mia e mail è che finalmente siamo riusciti a realizzare un libro x aiutare i bassotti che hanno bisogno del carrellino e di cure causa ernia discale.Tutto sarà devoluto in beneficenza! Abbiamo fatto un concorso in cui la gente ha inviato marachelle, foto e racconti per conto dei loro bassotti… sapete benissimo che le loro zampette dopo troppe ore al pc si gonfiano, infatti ogni basso ha un bass segretario/a. (…)
basso e chiudo – Matteo Leo
Ovviamente, noi siamo un diversissimo tipo di bassotti, ma… come potevo non andare a dare un’occhiata? La sorpresa è stata grande: il sito web propostomi da Matteo è simpatico, colorato, pieno di buffi nasoni e zampotte calde:
da giorni vado cianciando e predicando (soprattutto su twitter) di stare attenti agli imminenti REGALI DI NATALE.
Non sprecate denaro in sciocchezze che durano fino a capodanno! Non buttate i soldi dalla finestra pur di “togliervi il pensiero di fare un pensiero” a qualcuno che magari non stimate più dell’anima in cartoncino del vostro rotolo di carta igienica.
“Andate in libreria” – sto blaterando a tutto spiano – “e comprate libri, date una mano all’editoria, datene due alla cultura e alla diffusione di una buona abitudine!”…
Bene.
Nevica. Le strade sono coperte di quella bianca cortina gelata che tanto piace ai bimbi e tanto terrorizza i vecchi.
Non avete voglia di uscire e correre in libreria? Aprite una finestra accanto a questa e dài, cliccate qui: http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=484121 (ma anche nel bannerino a sinistra!) – e i pigri sono fuori gioco!
Baci bassotti.

La vita è come una palla.

Pubblicato: 26 novembre 2010 da osteindelirio2010 in Uncategorized

Gira.
La fanno girare.
Ci si gira attorno.
A volte viene presa a calci.
A volte va presa di testa, altre volte di petto.
A qualcuno rimbalza.
Non sempre va dove vuoi tu. Ma comunque da qualche parte va.
Quando non va è perché è sgonfia.
A volte va tenuta stretta tra le mani.
Per ognuno ha forma e colori differenti.
A volte sembra esplodere da un momento all’altro.
A volte vuoi tenerla tutta per te, altre volte non vedi l’ora di poterla passare a qualcun altro.
Qualunque sia lo sport, è sempre l’elemento centrale.
Ma soprattutto, se le cose non vanno bene, ricordati che la palla, la vita, è la tua. Quindi fregatene degli altri, prendi la tua palla sotto braccio e vai a giocare da un’altra parte.
E che gli altri restino lì in mezzo al campo a guardare…

Casa dei miei sogni

Perché è bello avere un progetto di vita. Non trovate?

Ecco io vorrei questo: una casa in campagna, ecologica, circondata da ulivi. E da una piccola vigna per l’odore del mosto. Verso novembre le piante di oliva avranno sicuramente  la criniera spettinata.  E che spettacolo quei tronchi contorti e quelle foglie argentate.  – Potrei sentirmi Elfo.

Vorrei un grande recinto dove far correre tutti i miei cani, gatti e animali di vario genere. Vorrei un piccolo orto, dove sfogare il mio pollice nero.

Vorrei poter dividere tutto questo con Simone.

Avere una stanza solo per i fumetti, per tutte le sue cose, senza invasioni da parte mia o di altri…

Vorrei diventare esperta di Bassotti ed avere un piccolo allevamento. Bassotti ovunque e un gioioso fracasso. Lo chiameremmo allevamento Poker d’Ossi. E tutti i nascituri avranno il nome di grandi campioni del Texas Hold’em.

Io già me lo sento quel profumo di campagna. Quell’abbaiare festoso… io che chiamo: Phil Helmutt, vieni qui e smettila di litigare con tutti… Mathuson non rispondergli, [certo che anche i bassotti rispondono per le rime] Daniel Negreanu sei sempre il più simpatico. 🙂

Sogno ad occhi aperti…

Poi mi accorgo che in Italia per poter realizzare i propri sogni la gente si deve appendere sulle gru, e non è detto che riesca a realizzarli. Però io continuo a credere di potercela fare.

E fosse  anche l’ultima cosa che faccio io la faccio.

Come tutto è iniziato.

Pubblicato: 13 novembre 2010 da lookia72 in Uncategorized
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Ci presentiamo, Penny, Lucia, Simone

In principio era il Verbo. Il miei verbi preferiti sono leggere, scrivere, amare, mangiare, “nullafare” non in quest’ordine o forse si.

Sono Lucia, ma da anni il mio nickname è Lookia, da quando qualcuno, non ricordo perché o per come me lo ha appioppato ed a me è piaciuto.

Quattro anni fa ho incontrato Simone e ci siamo innamorati e da li a breve siamo andati a vivere insieme. (Più che altro io mi sono sistemata a casa sua e lui non mi ha cacciata!) Simone ha tantissime qualità che mi hanno fatto innamorate di lui, la migliore di tutte è la sua capacità di raccontare storie – senza dire cazzate – e di avere una fumetteria. [che non è un posto in cui si fuma, ma un posto dove si vendono fumetti – non che io creda che qualcuno abbia davvero bisogno di questa delucidazione.]

Io vengo da una famiglia numerosa e amante degli animali, Simone per problemi logistici dovuti un po’ a tante cose non ne aveva avuti più da quando era piccolo.

Un giorno mi ha detto Simone: “Da quando sto con te ho imparato ad amare i cani. Cioè non è che prima non li amassi… ma da quando sto con te li noto sempre…”

Da li a poco ci è venuta voglia di avere un cucciolo nostro… dopo mesi passati su internet a cercare e spulciare foto, allevamenti e quant’altro in un bellissimo giorno di Marzo ci siamo alzati alle 5 e da Fermo siamo andati a Varese ed abbiamo incontrato lei: Penny che come prima cosa mi ha leccato la faccia.

Dopo i primi venti chilometri in macchina abbiamo capito. Noi eravamo suoi e lei era nostra…

Così è nata la nostra famiglia.

E la nostra famiglia è rumorosa, gioiosa e spesso urlante. Spero vi piacerà leggerci!

 

Bloggo ergo sum…

Pubblicato: 11 novembre 2010 da osteindelirio2010 in Uncategorized

Così mi sveglio un giorno e sono un blogger. Un blogger, capite?

Ma che diavolo è un blogger?

La prima volta che ne sentii parlare fu quando un mio amico mi diede l’indirizzo del suo blog.

Mi son sempre detto “non potrei mai fare una cosa del genere”. Un blogger, o almeno la mia idea di blogger, dovrebbe avere qualcosa da dire su qualsiasi cosa, in generale, o su qualsiasi cosa riguardante un certo argomento; io non ho pretese che la mia opinione conti qualcosa, riguardo qualunque argomento. E poi deve tener aggiornato il blog costantemente (inserendo piuttosto le peggio cagate come fosse Studio Aperto); io ho blocchi dello scrittore da fermare il traffico in tangenziale. Ma soprattutto il blogger ha quell’assurda convinzione che tutto ciò che scrive, debba per forza interessare a qualcuno che non sia un parente o un amico compiacente. Beh, son troppo convinto della totale opinabilità delle idee di ciascuno per volermi esporre come se fossi l’ultimo dei messia mediatici.

Già, perché il blogger è così, o meglio, spesso ci diventa, e la colpa è di quelli che lo leggono e che gli mostrano interesse perché magari esprime un concetto in modo inusuale, sarcastico, un po’ controcorrente, con un linguaggio alternativo. Ma in questo modo anche l’ultimo dei coglioni può ergersi a opinionista e tuttologo più che fosse un accademico o che.

Mi siedo dunque a pensare. Anzi no, sono già seduto. Mi alzo, facio un giro della sedia e mi risiedo a pensare. Forse pensavo meglio camminando, ma tant’è. L’espressione personale da’ la dimensione della persona che si esprime, quindi se uno è un bimbominkia, bloggerà da bimbominkia. Già, ma io cosa sono? Forse diventare un blogger, un fottuto blogger, mi darà la dimensione di me stesso (e che non vengano a raccontare cazzate, ma le dimesioni contano). Sono dubbioso, mi ci vorrà un’altro giro attorno alla sedia? Bloggare o non bloggare?

Beh, ma alla fine sapete che vi dico? Chi se ne fotte? In un mondo dove le parole contano più del loro significato, dove  vengono inutilmente sprecate, perché proprio io devo stare zitto a sentire tutti gli altri? Per seguire qualche massima zen o cazzate così? No cari miei, no. Ora sono anch’io un blogger, anzi un fottuto blogger del cazzo! Il mio desiderio recondito diemergere dal pattume quotidiano finalmente diverrà realtà. Il mio ego sarà spompinato da commenti indifferentemente positivi o negativi.

Avrò una lunga schiera di donne urlanti ai miei piedi. Uhm, sarà meglio iniziare a lavarli…

E allora grazie Roby per avermi messo a parte di questo gruppo di…di…beh, sembra siano persone, persone proprio come me, sicuramente più puntuali di me e con idee migliori. Ma ti prometto che rispetterò rigorosamente i miei principi: creatività, stile, e…assoluto disprezzo per la puntualità. Sarò tutto ciò che ho sempre pensato non avrei mai dovuto essere, e lo sarò molto ma molto più figo.

Breastfeeding, allattamento, bambino

Tette. Tette. Tette.
Ok, l’ho scritto tre volte, perchè voglio rendere bene l’idea dell’argomento.
Sul mio vecchio blog, “No Fucking Mario”, ero perseguitata dalle tette.
A pera, a sfera, di giorno, di sera, le tette grandi, le tette piccole, le tette cadenti e le tette rifatte imperversavano tra i tag più cercati dai miei piccoli perversi lettori preadolescenti e un po’ mitomani.
Tette dappertutto, insomma.

Del resto, internet è sempre stato quel gran carnevale, quel tripudio di gioiose rotondità tanto esibite e decantate da ogni nerd pugnettaro che si rispetti. I peggiori le hanno pure stipate in copiose collezioni digitali. Cartelle e cartelle di tette.

Gli alternativi, hanno poi aggiunto le sottocartelle “CULI”, ma fan parte della minoranza.

Credevo di aver visto di tutto, nella mia vita. Perlomeno, non essendo vecchia quanto Matusalemme ma andandoci pericolosamente vicino, credevo di aver visto abbastanza stranezze e follìe degenerative nella razza umana da poterne stilare classifiche mensili senza uscire troppo da quel tipico realismo che mi ha sempre contraddistinto.
Credevo di aver visto parecchio, almeno. Invece no, non è così affatto.

Ignara, ho varcato la soglia pericolosa e indegna del mitico “FORUM DI MAMME RIUNITE PER PARLARE DI MATERNITA’ ed altre FACEZIE” brandendo la mia ferrea convizione secondo cui le tette (glorioso strumento di piacere sia maschile, sia neonatale, sia berlusconiano) sono presidio del bebè sino a quando non sia giunto il momento di inserire nella sua alimentazione cibo VERO.

Sino al punto chiamato SVEZZAMENTO, insomma.
Che – nello specifico – coincide quasi sempre col primo dentino, o perlomeno con la prima sterzata di bocca a favore della minestrina, del pane e salame, del rollè di tacchino o del kebab da asporto.

Invece no. Invece sbagliavo. Ho scoperto (a mio discapito!) che c’è tutto un mondo, dietro alle tette.
C’è un intero esercito! Schieramenti su schieramenti di mamme tettalebane pronte a battersi e a manifestare al mondo il loro IMPERATIVO desiderio di allattare.

Allattare in pubblico LIBERAMENTE, senza doversi rintanare in uno squallido cesso di autogrill o senza doversi coprire con una mantella di lana cotta al quindici di agosto solo perchè si allatta in metropolitana.

Ok.
A suo tempo, anche quella piattaforma cazzosissima di Facebook fece parecchio scalpore perchè bollò come inappropriate le immagini di mamme intente ad allattare i propri bambini. A suo tempo, mi inalberai anch’io contro la rigida ottica pseudo-puritana di una piattaforma sociale che si permetteva di bannare immagini di neonati attaccati al seno di mamma e, nello stesso tempo, di pubblicizzare nella colonna di destra orrori come “Scopri come allungare il tuo pene” o “Ti piacciono le ragazze disinibite?”.

Protestai anch’io, schierandomi accanto alle mamme tettalebane in questione e giudicando fortemente IPOCRITA questa manovra. Quello che non confessai a nessuna di loro, però, fu questo:

ERA PROPRIO NECESSARIO fotografarsi nel mentre di quell’atto dolcissimo, intimo e delicato come solo l’allattamento del proprio bambino può essere?
E – soprattutto – era proprio necessario mostrarlo all’intera schiera di “amici di facebook”?

Sembra invece che un nuovo movimento, una movimentazione di una nuova tettonica (scusate il gioco di parole, ma ca va sans dire) stia prendendo piede sempre di più: le mamme tettalebane, appunto, che non si vergognano di mostrare ai quattro venti le loro bisacce amorose e gridano all’orrido voyeur se più di un vecchietto si sofferma qualche secondo ad osservare l’oggetto incriminato.
Tutto questo quando si sta allattando un neonato di quattro settimane può anche trovare accoglimento.

Ma la mamma tettalebana, conscia del fatto che il latte materno sia l’alimento più sano, sicuro, equilibrato e nutriente del mondo per il suo bambino, non si ferma alle quattro settimane. Nè il suo coraggioso intento viene meno con il primo accenno di voglia di Big Mac da parte del pupo.
Nè, tantomeno, quando il pargoletto inizia a camminare e a prendere da sè le merendine dal frigo.
Nemmeno, poi, quando lo stesso cucciolo comincia le elementari.
La mamma tettalebana, forte del fatto che l’allattamento prolungato tiene lontano il cancro, favorisce il dimagrimento ed è salutare ed economico per la famiglia, protrarrebbe il tutto perlomeno fino al momento in cui il bebè sa operare con gli integrali e sta scegliendo le materie d’esame per la maturità.
Lo protrarrebbe fino a quel momento, se non ci fosse la mitica “Gita di Quinta a Praga” a obbligarla all’arresto della pratica.

L’ho sempre detto, che le gite scolastiche sono benedette, io.
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L’insetto da salotto

Pubblicato: 8 novembre 2010 da lultimovampiro in Uncategorized

Il mio odio per Bruno Vespa, sottospecie di imenottero televisivo che in gioventù identificavo unicamente come “quello con tanti nei”, si è acuito e focalizzato nel periodo prenatalizio del dicembre 2004.

Tra il 2004 e il 2005 usciva uno dei suoi inutili blocchi di fogli rilegati con una copertina rigida e spacciati dalla Mondadori. Quello stesso anno, proprio nel periodo natalizio, trovandomi totalmente disoccupato, lavoravo nella libreria di un’amica come impacchettatore di libri per regali natalizi.

Il mattone di Vespa era gettonatissimo.

Il suo era il libro jolly, quello da regalare quando non si sa che cosa regalare, quello per il conoscente o il parente di cui non ci frega niente, quello per la vecchia zia che non vede più una cippa o la suocera che lo espone in libreria perché fa scena, quello per l’odioso vicino di casa regalato per dispetto mascherato da cortesia.

Insomma, Vespa, per un motivo o per l’altro, vendeva come un bibitaro nel deserto.

Io tentavo in tutti i modi di proporre qualcos’altro, di indirizzare i clienti ignoranti verso altri tomi, ma loro niente, volevano quello.

L’immondo blocco di parole aveva tutte le caratteristiche per essere il “regalo perfetto”:

  1. Novità (quindi difficilmente già acquistato dal destinatario del regalo).
  2. Numero di pagine consistente (il pacco regalo fa più scena e pesa di più).
  3. Rilegatura rigida e sovracopertina lucida che donano autorevolezza al tomo.
  4. Prezzo idoneo per un regalo natalizio generico e poco impegnativo (non troppo alto, non troppo basso).

 
Iniziai a odiare lui e  soprattutto i suoi libri.

Non voglio nemmeno citare l’odiosa trasmissione che conduce, quella che l’ha reso celebre negli ultimi dieci anni o giù di lì, quella in cui il camaleontico imenottero si prostra di fronte ai peggiori politici del nostro squallido paese, e in cui cerca gli ascolti facili proponendo e riproponendo alle folle ignoranti ricostruzioni morbose dei delitti più cool della tivù.

Vespa vi guarda e vi ipnotizza con la sua voce bassa e roca, le labbra umidicce e le mani che sfregano come zampe di un insetto.

E voi abboccate, pensando di ascoltare qualcosa di colto, interessante, elevato. Pensate di assistere a dibattiti politici e opinioni di esperti criminologi.

Invece state solo guardando un grosso imenottero che vi vende il suo libro senza che voi ve ne rendiate conto e si sfrega soddisfatto le zampe.

I guerrieri della notte – revisited

Pubblicato: 6 novembre 2010 da lultimovampiro in Uncategorized
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È la storia di un gruppo di ragazzi che girano a torso nudo con dei gilet di pelle dietro ai quali c’è scritto “Warriors”, ovvero i guerrieri, che è il nome della loro banda.

Una sera vanno al più grande raduno di bande mai organizzato a New York, dove c’è un tale che vuole diventare il super capo di tutte le bande della città, perché è saggio, carismatico e intelligente.

Tutti sono d’accordo tranne uno spostato che spara un colpo al super capo, il quale si è dimenticato di mettere il suo giubbetto antiproiettili, e così ci resta secco. Tra l’altro questo dimostra che puoi avere tutto il carisma e l’intelligenza e la saggezza che vuoi, ma se un pezzo di cretino ti spara, sarebbe meglio che tu avessi un giubbetto antiproiettili.

Insomma, a quel punto c’è il panico generale e il pazzo che ha sparato dice sono stati i guerrieri, ovvero quelli a torso nudo con i gilet di pelle. Loro dicono no, non siamo stati noi, ma ormai tutte le bande sono contro di loro e gli danno la caccia vivi o morti.

Alla radio locale, tra una canzone e l’altra, la deejay “labbra sexy” non fa che ripetere “catturate i guerrieri… prendete quei bastardi… sono stati loro…” eccetera, mettendoli se possibile ancor più nei casini.

I guerrieri scappano per tornare a casa, solo che abitano dall’altra parte della città e non riescono a prendere la metro perché non hanno il biglietto e le edicole sono chiuse. Allora vanno a piedi di corsa, ma devono affrontare un sacco di bande tipo quelli vestiti da baseball con le mazze da baseball e la faccia pittata o gli orfani che sono brutti e schizoidi e vivono nell’orfanotrofio, ma escono quando vogliono senza dirlo alle suore.

Poi incontrano delle tipe che gli dicono quanto siete fighi, venite da noi che facciamo sesso. Solo che è un tranello. Alcuni di loro ci cascano e per poco non ci restano secchi tutti quanti. Questo insegna a diffidare delle tipe che dicono quanto sei figo, vieni con me che facciamo sesso, a meno che non siano a pagamento.

Oltre alle tipe che vogliono fare sesso solo per fotterli, c’è pure una poliziotta che si finge una battona per arrestarli.

Il più fico di loro, o almeno quello che crede di essere il più fico, ci casca come un pollo.

Alla fine i guerrieri riescono ad arrivare quasi tutti nel loro quartiere, tranne quelli più scemi, tipo uno che si fa beccare dalla piedipiatti vestita da battona. A quel punto le altre bande scoprono che non sono stati i guerrieri ad ammazzare il super capo e dicono i guerrieri sono leali e onesti eccetera eccetera.

E loro rispondono grazie tante, magari se ve ne accorgevate prima era meglio, adesso che metà di noi sono dispersi o in galera o mezzi ammazzati sembra un po’ una presa per il culo.

Così il pazzo che ha sparato viene pestato a sangue da una banda di super muscolosi afro americani incazzati neri.

Panoramica su Coney Island, il quartiere dei Guerrieri e fine del film.